TRADIZIONI2026-09-01

Il kren a Trieste: cos'è e come si chiede

Di Davide Virdis

Titolare di Schiacciateria Retrò, Viale XX Settembre, Trieste.

Radici di kren intere, non sbucciate, come si presentano prima di essere grattugiate
Kren al mercato di Vienna · foto di Anna reg, CC BY-SA 3.0

Il kren è la radice del rafano, grattugiata fresca. Punge nel naso più che in bocca, e chi conosce il wasabi trova subito il paragone. Non è una salsa: non si versa da un vasetto, si gratta al momento — ed è tutta la differenza. A Trieste è quello che si mette sul prosciutto cotto e sui bolliti, e lo si fa da sempre.

Fin qui lo dice qualsiasi enciclopedia. Le tre cose che vengono adesso si sanno solo stando dietro un banco.

«Metto kren?» — «A piangere»

Il kren non si ordina a cucchiaini. Si ordina con uno scambio di battute che qui conoscono tutti:

— Metto kren?
— A piangere.

«A piangere» è un'unità di misura. Vuol dire: mettine così tanto che mentre lo mangio mi verrà da piangere. Non è una frase nostra, è di tutta la città, e chi lavora in un locale triestino se la sente dire da una vita.

L'unica parte che possiamo rivendicare è quella che viene dopo. Chi gratta il kren piange insieme a te, perché per grattarlo deve starci sopra col naso. Non è una scortesia del posto: è la stessa radice che fa lo stesso effetto a tutti e due, da due lati diversi del banco.

La radice sta in acqua

Il kren già pronto nel vasetto esiste, ed è comodo. Solo che il rafano perde forza in fretta appena è grattugiato: quello che pizzica non regge il tempo.

In Viale XX Settembre funziona così:

  • Le radici arrivano intere. Non un vasetto: la radice.
  • Stanno in acqua, perché così restano vive.
  • Si sbuccia solo la parte nuova, quella che serve adesso.
  • Si gratta al momento dell'ordine, non prima.

È un passaggio in più che si potrebbe evitare, e infatti quasi ovunque si evita. La differenza si sente al primo morso, ed è tutta lì.

La morte sua è il cotto

A Trieste «la morte sua» vuol dire la cosa con cui è perfetto. Per il kren è il prosciutto cotto: il dolce del cotto regge la spinta della radice, e viceversa. Se non l'hai mai preso, si parte da lì.

Il kren si può chiedere anche sul resto, e te lo aggiungono. Su tutto però non ci sta bene: il balsamico corre sopra i sapori delicati e con parecchie cose litiga.

Per questo, quando la scelta è azzardata, chi è al banco lo dice prima: ti avverte che il gusto può venire inaspettato. Poi decidi tu. Nessuno ti impedisce di provare, e nessuno ti lascia sbagliare in silenzio.

Dove trovarlo qui

Il kren grattugiato fresco sta sul bruschettone col prosciutto cotto — la versione corta, quella da mangiare in piedi con una birra davanti — e su una delle schiacciate, insieme al cotto e alla senape. Tutte e due sono nel menu, che è anche il posto dove si vede cosa c'è in questo momento.

Se stai cercando il momento giusto per fermarti, il kren è di casa nel buffet.

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